Esistono 4 fasi, momento o passaggi che identificano il percorso di apprendimento e portano alla maestria in qualsiasi ambito.

Conoscerli ti consentirà sempre di capire a che punto sei e cosa ti aspetta.

… più qualcosa di non immediatamente intuitivo, qualcosa di estremamente prezioso soprattutto se oltre ad imparare hai scelto il difficile compito di aiutare altri ad imparare a loro volta.

Il primo è quello in cui non si è consapevoli di non sapere. Non solo non siamo abili in una determinata area ma non siamo nemmeno coscienti che certe abilità o certe conoscenze esistano… e siano importanti.

Questa è la condizione peggiore se si tratta di un ambito nel quale, invece, le nostre competenze sono importanti per il lavoro che facciamo e possono migliorarlo di molto.

Alla mancata conoscenza, e quindi impreparazione, si somma il non sapere nemmeno che certe situazioni richiedono skill adeguati e di conseguenza si va incontro, quando le cose vanno male ad amare sorprese. Talvolta queste sorprese sono capaci di fare anche ingenti danni. Immagina quanto questo può essere vero in uno sport da combattimento, nelle arti marziali e ancora di più nella difesa personale. Immagina quanto insegnare scorrettamente queste discipline può moltiplicare questi errori se non si ha metodo.

Il secondo stadio è quello della consapevolezza di non sapere. Si tratta di un passaggio che ha a che fare con il primo periodo di allenamento. Si scopre allo stesso momento che si è in grado di eseguire compiti che prima sembravano inarrivabili e allo stesso tempo ci si rende conto della propria impreparazione.

Questo è il classico momento nel quale gli incauti si autoproclamano maestri. Paghi delle poche nozioni acquisite le usano come chi nella cassetta degli attrezzi ha solo un martello e pensa bene di farlo funzionare anche per le viti. Inevitabilmente il risultato è pessimo.

Per tutti gli altri, invece, è l’inizio di un percorso il cui apprendimento ha importanti ricadute anche su altri aspetti delle loro abilità. Nel caso degli istruttori, che migliorano le loro qualità, questo viene percepito di “rimbalzo” attraverso l’entusiasmo e i commenti dei loro allievi.

Il terzo stadio è quello della conoscenza consapevole. Si è padroni di un argomento e si è consapevoli di ciò che si sa fare. Per la maggior parte delle persone questo è l’ultimo stadio quello nel quale ci si ferma. In fondo questo momento è in tutto e per tutto simile al percorso scolastico che tutti conosciamo nelle sue differenti ramificazioni. Percorso che si celebra con il conseguimento di un titolo o di un riconoscimento. Cosa ci può essere di più?

Ed invece c’è eccome. Solo che , forse, in questo momento, semplicemente non lo sai.

Se ci pensi , esattamente in questo momento, proprio mentre stai leggendo queste righe stai attraversando lo stesso percorso che ti ho appena descritto.

In questo esatto momento, infatti, ti sei appena accorto che c’è qualcosa che non sapevi di non sapere. Qualcosa che rappresenta il vertice ultimo dell’apprendimento.

Continua a leggere…

L’ultimo stadio è quello della conoscenza inconsapevole. Si è tanto abili a fare qualcosa e la si fa con tanta naturalezza che la connessione tra mente è corpo avviene senza la mediazione della coscienza. Non solo si agisce in modo assolutamente automatico ma a dover spiegare a posteriori cosa si è fatto e come si è riusciti a farlo risulta difficoltoso.

Non è per nulla un caso che diversi atleti di incredibile abilità e successo poi siano dei pessimi allenatori e non riescano a trasmettere ai loro allievi le chiavi della loro maestria.

Per loro “l’eccezzionale” è normale. Un po’ come se tu dovessi spiegare ad una persona quali sono le manovre esatte con cui si gira un volante per affrontare una curva.

Perché ti sto descrivendo tutto questo?

Perché per le arti marziali, gli sport da combattimento e la difesa personale, il tuo ultimo stadio deve essere proprio quello della capacità senza consapevolezza. La prevenzione, la corretta attivazione quando occorre e l’eventuale reazione non possono essere “mediati” da un pensiero cosciente e pertanto più lento.

Bada bene che non stiamo parlando di abilità eccezionali (che hanno sempre questa caratteristica) ma di rendere delle abilità perfettamente raggiungibili di immediata applicazione.

Se sei un istruttore, a questo punto, ho qualcosa in più per te.

Questo processo è esattamente identico anche per le tue capacità di insegnamento.

Chi inizia ad insegnare molto spesso ci si trova come coronamento di un percorso di allievo. Viene buttato dentro l’arena senza nemmeno sapere a cosa va incontro. Presume di saperlo ma non è affatto così.

Nemmeno immagina che l’insegnamento abbia una sua struttura, delle sue leggi (che come tutte le leggi hanno eccezioni), delle tecniche e delle metodiche.

Se ne accorge però ben presto quando, iniziando semplicemente a riproporre le lezioni che ha fatto lui da allievo, trova le prime difficoltà a farsi seguire dalla classe e a mantenerla motivata.

Ecco allora che i più accorti iniziano a studiare … e i più volenterosi fanno tesoro delle loro esperienze sul campo. Sì perché anche in questo si può imparare, a prezzo di tanto tempo ed errori, anche da autodidatti.

A questo punto molti si fermano. Chi nelle fasi iniziali (nel secondo stadio), cercando di nascondere le proprie mancanze buttandole sugli allievi (sono svogliati, non sono capaci etc…); chi nel secondo stadio ritenendo che oramai non può imparare più da nessuno.

Superato questo passaggio arriva l’ultima fase. Anche come insegnanti si può insegnare senza consapevolezza di farlo. Sempre rimanendo coscienti che, proprio per questo, il ciclo dei vari momenti dell’apprendimento va continuamente ripreso dall’inizio.

Pensaci bene.

Sarà forse per questo motivo che gli istruttori più capaci rimangono sempre anche degli allievi?

Vai oltre ciò che sai e ciò che credi di sapere.

Cerca sempre oltre il tuo sguardo.

Buona vita,

buona pratica,

buona scoperta.

Comments

comments